Sembra che “quel social network con l’uccellino” abbia un nome un po’ difficile da scrivere…
In ufficio ho la fama, anzi la fascia di “Miss Dislessia da Tastiera”, perché è mia abitudine scrivere strafalcioni ortografici nelle email, nei post, negli articoli ecc. Menomale che esistono i correttori ortografici! Anche se a volte riesco a sfuggire anche a quelli :-D
Insomma, mi sentivo un caso piuttosto disperato, finchè stamattina, fra i report degli Strumenti per i Webmaster, ho scorso l’elenco delle query di ricerca tramite cui gli utenti da Google sono “atterrati” sul nostro sito (per capire con quali parole/frasi le persone cercano prodotti e servizi da noi forniti): una trentina di query erano collegate al nome di Twitter, il grande social network tanto di moda adesso fra sportivi, e VIPpini vari.
Cosa c’entra questo con la mia “disortografia”?
La query “twitter”, cioè il nome scritto correttamente, compare nell’elenco, ma è in buona compagnia dei vari twutter o tweitter o teitter (qualche amico di origini tedesche?), twitterù o twitetr o twittetr (sicuramente miei compagni di sventura ortografica), twittter (con tutte queste “t” mi sa che qui stiamo nella “mia” Sardegna), t witter (beh, qui ci sarà stato un tic al dito che ha sbattuto sulla barra dello spazio), twittwer (con tutti ‘sti twit o tweet… insomma denota un uso smodato di Twitter!), gli “italianizzati” twuiter o twuitter o tuiter (per la serie WYSIWYG, cioè What You Say is What you Get), un “twitter.” di un utente evidentemente infastidito da overload informativo (della serie, “voglio sapere tutto su twitter, punto e basta”) e, last but not least, le query tipo twittere e twitte, direttamente dal divertentissimo dialetto dell’Antica Roma, tipo “autobusse”, “scotche” (nastro adesivo utilizzato sovente per impacchettare doni) o “pò esse” (possibilità che un evento si verifichi).




