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Archive for the ‘posizionamento’ Category

La inesorabile avanzata dei blog

Ogni giorno più di 1000 post e un totale di 145.000 blog in continuo aumento. Questa la fotografia del panorama dello user-generated content

blogDa una ricerca della Nielsen emerge che i blog nel web sono più di 145 milioni ed il numero cresce ogni giorno. Il totale di questi blog inonda la rete con più di 1000 post al giorno.
Una mole di notizie, a pensarci bene, veramente notevole!
Dovrebbe forse servire da scoraggiamento per quanti stanno proprio ora pensando di aprirne uno?
Ovviamente no, è necessario fare un distinguo e delle precisazioni davanti a cifre come queste, per chiarire quali e quanti tipi di blog esistono nella rete e dove e come sia possibile incidere nell’informazione che circola attraverso di essi.

Non tutti i blog hanno un intento commerciale

Tra questi milioni di siti, tanto per cominciare, sono pochi quelli nati con un intento commerciale, e ancora meno quelli che ottengono risultati dai loro sforzi e valgono la pena di essere menzionati.
Moltissimi blog nascono per il puro e semplice diletto delle persone che li aprono, per la voglia di creare una sorta di diario personale on line, senza avere nessuna intenzione di creare un seguito, accumulare visite o generare traffico..
Altri invece, ed è una strategia sempre più diffusa, nascono con l’intento di avere un’incidenza in una fetta di pubblico in un determinato settore o, per dirla in altro modo, diventare degli opinion leader.
Altri blog ancora nascono con l’intento di consolidare una brand awareness all’interno del popolo della rete e per dare al proprio brand una connotazione 2.0. Sono sempre di più le aziende che, anche se operano in campo non web e non tecnologico, scelgono di avere un blog collegato al proprio sito, chiedendo la partecipazione di tutta la compagine aziendale per mantenerne vivo e intreressante il contenuto.

Blog Quote BubbleI vantaggi di questa soluzione sono molteplici: prima di tutto il blog è sempre ben visto dai motori di ricerca e può aiutare il posizionamento. In secondo luogo, se quello che proponiamo sono servizi e/o prodotti al grande pubblico, attraverso il blog possiamo rispondere alle lamentele dei clienti o ricevere le loro buone segnalazioni, i loro feedback positivi. In terzo luogo, se il nostro intento è quello di diventare opinion leader in un dato settore, nel momento in cui il nostro blog sarà diventato un punto di riferimento, potremmo essere chiamati come “tester” di eventuali campagne per il lancio di prodotti/servizi nell’ambito del settore in cui ci siamo distinti. Ovviamente a pagamento.

Cosa serve perchè un blog abbia una buona riuscita

A far da padrone, per la riuscita o meno del progetto, è sempre lui: il contenuto.
Contenuto di qualità fa si che il blog sia interessante e seguito e che le persone tornino a trovarlo spesso per seguirne i post. I contenuti devono essere originali, no al copia e incolla fatto da altri siti. Ma la qualità non è tutto, è necessario anche aggiornare frequentemente i nostri post.
E’ inoltre utile mettere il blog in sinergia con altri strumenti di condivisione delle informazioni, e quindi creare una community su Facebook, un profilo su Twitter, essere puntualmente presenti su tutti gli aggregatori di notizie più importanti. (Friendfeed, Oknotizie, Digg, Technorati…)
Questi fattori, ma soprattutto il network creato con altri blogger che trattano argomenti affini e che possono avere piacere a inoltrare le nostre notizie, saranno le chiavi vincenti. Per un blog che voglia risultare un buon investimento, qualsiasi sia l’attività commerciale associata, un buon networking è la base di del successo.

Metti un ninja al servizio degli hacker

Il ninja veste di nero. L’hacker vive di notte.
Il ninja si aggira nell’ombra. L’hacker nell’oscurità della rete.
Il ninja lotta per il bene del suo paese. L’hacker per quello della sua repubblica senza confini.

Due figure eroiche, ai limiti del lecito.

Entrambi portano una maschera, entrambi fanno una doppia vita.
Entrambi hanno doti sovrannaturali e sono contornati da leggenda.

Io non sono un hacker. Ma voglio diventare un ninja.

Questo video l’ho fatto io, e voglio che diventi il video più viralizzato della storia.
Voglio che contagi ogni angolo del pianeta, voglio che un esercito si alzi al grido di BE HACKER!

Allora, io, da bravo ninja, mi lancerò al suo recupero e inizierò il suo addestramento.
Per questo devo partecipare al duro allenamento della sacra scuola di Alex Giordano.
Per essere pronto alla missione che mi aspetta.

Io, un ninja al servizio degli hacker.

Ma si sa, le scuole iniziatiche hanno dure prove per selezionare i propri studenti.
E così eccomi qui, sono pronto a bussare al tuo portone giorno e notte, ad aspettare immobile senza battere ciglio, persino a privarmi di facebook per una settimana, se è questo il prezzo da pagare.
Questo non è il video più viralizzato della storia, ma da oggi comincerà a diventarlo…

tripadvisorDa quando i social media sono diventati la strategia pubblicitaria più efficace ed economica per promuovere la propria attività, si sono moltiplicati in rete gli stratagemmi e le operazioni di social marketing.
Queste operazioni prevedono, tra l’altro, tutte quelle semplici azioni legate alla spontanea condivisione della conoscenza proprie di internet e ravvisabili nei forum, nei blog, nei gruppi di Facebook…

Scrivere un thread in un forum, commentare un post di un blog, pubblicare una nota su Facebook, sono tra le azioni che più comunemente persone di tutto il mondo fanno quotidianamente.
Ma quanti sanno che queste operazioni semplici e spontanee hanno un enorme riscontro e ritorno economico per brand e prodotti?
Se io commento positivamente in un forum di libri l’ultimo romanzo del mio autore preferito, per me è solo un gioioso atto con cui sto condividendo il mio entusiasmo. Ma per l’autore, e per la casa editrice, quella è una bella pubblicità gratuita e molto più preziosa di una recensione ufficiale, perché spontanea, e per questo molto, ma molto, più credibile.

bollinorossoPer questo motivo sono nate delle strategie, in seno al web marketing, volte a mimare la produzione spontanea di questo tipo di contenuti, assoldando persone pagate per esprimere il loro entusiastico parere - solo apparentemente spontaneo - su blog, forum e portali a tema.

Inganno nell’inganno.
Ormai ci eravamo quasi abituati a considerare la pubblicità come ingannevole, e avevamo gridato alla rivoluzione del settore, che sarebbe diventato più veritiero grazie alla presenza di commenti spontanei e all’uso degli stessi da parte delle strategie di marketing.
Si perché una buona strategia di web marketing dovrebbe solo mirare ad usare ed amplificare un fenomeno di per sé già esistente, come quello dei commenti e delle recensioni spontanee. O al massimo provocarlo, mediante la creazione di gruppi, contest o altro che inducano una catena di commenti. Il tutto condito dalla buona pratica di prendere atto di quelli negativi per porre rimedio a problematiche o falle nel prodotto che si sta reclamizzando.
Anche questa utopia è saltata, e ci troviamo a dover contrastare il fenomeno delle recensioni pilotate.
L’iniziativa più interessante in questo senso viene dal settore turistico, in cui pare che la pratica delle recensioni false sia molto diffusa, soprattutto in portali come Tripadvisor, dove milioni e milioni di utenti usano le recensioni dei clienti per scegliere l’albergo dove dormire.

hotel-markiato3Il fenomeno è talmente preoccupante che i gestori del portale hanno preso i loro provvedimenti: è stato istituito un “bollino rosso” con cui la scheda di un hotel, una volta ritenuto a giusta ragione oggetto di recensioni “pilotate”, viene marchiata per avvisare il lettore che quello che legge potrebbe non essere spontaneo.
Immaginiamo i ritorni deleteri di una tale bollatura per un hotel, dal momento che oggi, nel marketing turistico, Tripadvisor è considerato il più importante strumento di web marketing.
Speriamo che attraverso queste precauzioni vadano esaurendosi le pratiche scorrette, e che l’idea di essere “bollati” sia un sufficiente detrattore.

 Tuttavia le politiche per l’incentivazione delle recensioni non sono proibite!
Quindi non c’è nulle di male a invitare, tramite email piuttosto che attraverso un remainder cartaceo, i vostri clienti a votarvi o a scrivere una recensione per voi.
L’importante è che non promettiate in cambio sconti al prossimo pernottamento.

Simona Adriani@weesh.it

facebookInteressantissima osservazione sull’amore degli italiani per i Social Media.
Incredibile come l’Italia sia sempre e comunque il paese delle contraddizioni: nell’ambito del marketing e della pubblicità, se è vero che gli investimenti in internet sono in continua crescita, è vero anche che il treno degli investimenti nel Social Marketing non è ancora partito.
Eppure, dati alla mano, i responsabili della comunicazione e del marketing della aziende italiane dovrebbero leccarsi i baffi… 16 milioni di iscritti al social network di Zuckerberg farebbero gola a chiunque..

Riportiamo interamente l’interesante analisi dell’evoluzione dell’approccio ai social media in Italia fatta dal Vincos blog. Buona lettura!

La storia dei social network nel nostro paese è stata caratterizzata essenzialmente da 3 fasi: il periodo dell’innamoramento per MySpace (correva l’anno 2007), l’interesse verso le “bridging communities” come Netlog e Badoo (in cui lo scopo prevalente è quello di fare nuove amicizie) guidato soprattutto dai teenagers (metà 2008), l’amore per Facebook (in crescita costante dal settembre 2008).

Dopo USA, UK, Turchia e Francia, l’Italia, con più di 16 milioni di iscritti, è il paese che vanta più iscritti al social network di Zuckerberg. A questo amore travolgente, le cui motivazioni sono difficili da delineare, si deve un processo di alfabetizzazione spontanea che ha compreso l’accettazione e la rapida diffusione di pratiche di condivisione per lungo tempo seguite solo dagli early adopters (che necessiterebbero di cautele che Sergio mette a fuoco).

Il social network in grado di scalzare Facebook dal podio non è ancora all’orizzonte per cui anche nel nostro paese si lotta per il secondo posto. Fino a dicembre 2009 il follower con più visitatori italiani era il belga Netlog, oggi superato dal cipriota Badoo. Dallo scorso mese MySpace ha riconquistato visitatori, ponendosi al terzo posto tra i social network più visitati dagli italiani. Twitter, che cresce molto lentamente, ora vanta poco più di 1 milione di visitatori mensili (il numero degli iscritti è ignoto). Ho la sensazione che dovremo aspettare un bel po’ prima di assistere ad una quarta fase.

FONTE: www.vincos.it

imagesIn un interessantissimo articolo di qualche anno fa veniva stilato un decalogo per i video virali di successo, spiegando molto dettagliatamente le strategie per raggiungere il traguardo delle 100.000 visite su Youtube.
Estendendo le raccomandazioni alla creazione e diffusione di qualsiasi video virale, abbiamo elaborato il nostro decalogo.

Il primo mito da sfatare riguarda il contenuto: non basta che sia intrigante e di grande appeal per fare del nostro video un successo virale.

Si può dire che il contenuto è la base di partenza, ma, una volta realizzato ad hoc, il video deve essere distribuito e taggato nel modo giusto per poter produrre tante condivisioni e quindi tante visualizzazioni.
Passando al decalogo, i primi consigli sono relativi al making del video:

  • la prima regola ovviamente riguarda il contenuto: deve essere qualcosa di molto accattivante e che invogli le persone a condividerlo con altri. Per questo gli argomenti più strategici sono quelli divertenti, quelli misteriosi (es. ufo), e, se proprio non abbiamo idee, quelli che hanno a che fare con il sesso.
  • ancora sul contenuto: non deve essere in alcuno modo pubblicitario e deve avere il minimo di riferiementi possibili alla marca/prodotto che rappresenta.
  • riguardo alla durata si raccomanda una lunghezza ottimale di 15-30 secondi. Perentoriamente non più di 2 minuti.
  • rispetto al titolo: deve essere il più accattivante possibile, anche se dovesse avere pochi riferimenti con il contenuto vero e proprio.
  • inoltre è necessario lavorare sul thumbnail. Youtube offre la possibilità di scegliere tra 3 thumbnail creati da altrettanti frames: sarà utile sapere che uno di questi è sempre preso dal fotogramma centrale del video. In tal modo si potrà lavorare su qualcosa di certo ed ottenere un buon thumbnail, pertinente ed invitante.

Una volta realizzato il video le strategie andranno in direzione della massimizzazione delle visite. Pubblicare il video su Youtube non basta, l’obiettivo deve essere quello di avere più punti distribuiti nella rete da cui sia possibile visualizzarlo. Queste le best practices:

  • pubblicare il video su Facebook è senza dubbio una buona strategia per la sua diffusione.
  • chiedere ai gestori di blog a tema se sono disposti a pubblicare un post per presentarlo. Questa opzione può essere valutata anche a pagamento.
  • aprire un thread su forum tematici che offrano la possibilità di inserire nel testo l’incorporazione dei video.
  • sfruttare la possibilità che offrono alcuni utenti di Myspace di inserire video di Youtube nei box dei commenti
  • inviarlo tramite email a liste di distribuzione.

Una volta pubblicato il video con i dovuti accorgimenti passiamo alla fase B: creiamo interesse.
Dobbiamo rendere appetibile la zona dei commenti, per fare questo possiamo tranquillamente “aiutarli” a crescere lanciando qualche provocazione e alimentandoli attraverso la nostra rete di amicizie. Chiediamo a tutti i nostri amici di esprimere la loro opinione sul video, perlomeno nella fase di “innesco” della conversazione.
Per creare interesse anche la strategia dei video correlati porta dei buoni risultati.
Youtube posiziona accanto ad ogni video in riproduzione una decina di video che ritiene “correlati”, ovvero di argomenti affini. Utenti a caccia di un determinato argomento sono molto motivati a cliccare sui video correlati: essere tra i video correlati è un buon modo per aumentare le visualizzazioni.

Per indicare a Youtube quali sono i video accanto ai quali vogliamo apparire ci sono diverse strategie: l’uso dei tag è un buon mezzo, tuttavia il fattore determinante è lo ’stile’ dell’account con cui è stato pubblicato il video. Per determinare lo “stile” di un account Youtube monitora l’attività che svolge: votazioni di video preferiti, creazione di playlist, scrittura di commenti, amici… Per questo motivo sarà molto utile che l’account con cui pubblichiamo il video abbia un’intensa attività di ricerca attorno a video dello stessa tipologia, oltre ad avere varie playlists sui generis, a taggare tra i “preferiti” video simili etc.
In conclusione, come per la maggior parte delle attività orientate al Social Marketing, e in generale al Web Merketing, anche la riuscita della viralizzazione di un video dipende da quanto saremo in grado di mimare la costruzione di reti sociali che normalmente avviene in molto tempo di attività.
Non basta fare bei video, è necessaria molta inventiva, un pò di fortuna e tanto, tanto lavoro.
Simona Adriani @weesh.it

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  • Filed under: posizionamento
  • Così, senza mezzi termini, senza giri di parole. L’ennesima testimonianza dei trend positivi di crescita degli investimenti in web marketing

    marketingLa diffusione sempre più capillare di internet nella nostra società sta mutando lo scenario degli investimenti pubblicitari, così come era stato previsto da diversi anni da tutti gli analisti e gli osservatori del mercato della comunicazione.
    Questo avviene perchè le persone stanno costantemente incrementando il tempo passato davanti al computer a navigare in internet e diminuendo quello passato leggendo riviste e giornali o guardando la televisione.
    Di conseguenza le vendite di copie stampate diminuiscono, l’audience dei programmi vacilla, e il ritorno degli investimenti pubblicitari tradizionali si corrode, mentre il ritorno degli investimenti in web marketing e social marketing, anche a causa del costo più contenuto di queste tipologie di campagne, aumenta.
    Non è quindi solo una questione di qualità, come abbiamo spesso sottolineato in questo blog, ossia della trasformazione del “target” nel “network”, ma è anche, e soprattutto, una questione di numeri, tanto cari, giustamente, a chi investe in pubblicità.
    Dall’intervista di Antonio Savarese begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting a Layla Pavone, managing director di Isobar, emerge proprio questa realtà dei fatti: le aziende che hanno saputo cavalcare l’ascesa dei Social Media su internet si trovano oggi con un know how e un’esperienza in più che li pone in vantaggio rispetto ai loro concorrenti meno “audaci”.
    L’audacia in questo campo è fondamentale, sottolinea l’intervistata, solo chi osa attraversare i nuovi confini che la tecnologia puntualmente disegna, anche a costo di perdere qualche partita, può alla fine godere dei frutti che l’innovazione offre. Ma putroppo l’Italia non è il paese dell’innovazione, ed è interessante notare come l’autore dell’intervista sottolinei che “i social media stanno informatizzando il paese“. Come dire che ci voleva Facebook, la trasposizione in rete del ritrovo di quartiere, per far sì che gli italiani si rendessero conto che esisteva qualcosa di allettante nello spazio digitale.
    Cosa ci vorrà invece perchè gli addetti al marketing e alla pubblicità delle PMI si decidano una volta per tutte a rinnovare i vecchi modelli di investimento pubblicitario (cartellonistica, pagine, spot) per aprire gli occhi su una realtà le cui potenzialità sono ancora tutte da sfruttare?
    Lo abbiamo detto tante volte: chi prima arriva meglio alloggia.
    Avanti allora, per ora, ancora c’è posto per tutti…
    FONTE: datamanager.it
    Simona Adriani @weesh.it

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